Testimonianze – Alcune considerazioni – di Roberto Gava

alcune considerazioni

di Roberto Gava

Ho conosciuto personalmente don Guido e mi è rimasta impressa la sua serenità: una pace e una tranquillità interiore di chi si sente amato da Dio.

Ho parlato a lungo con lui della sua esperienza ed egli ha risposto alle mie domande mantenendo il sorriso e la serenità interiore. Non c’era spirito di critica o di condanna in lui verso coloro che non gli credevano, né orgoglio o superbia o senso di superiorità per le esperienze che aveva fatto. Era sereno, come un bimbo in braccio a sua madre … sì, perché Dio è veramente Padre e Madre e don Guido si sentiva in tutto e per tutto suo figlio. Non scorderò don Guido. Come potrei?

Ho riflettuto per più di dieci anni sulle visioni che lui mi ha riferito di aver ricevuto da Dio Padre e mi pare di vedere ancora la luce che sprizzava dai suoi occhi quando me ne parlava. Era una gioia interiore traboccante che non riusciva a contenere, ma che lasciava intravedere anche un po’ di nostalgia.

Quando me ne parlò, erano già passati circa 15 anni dalle ultime visioni. Intuii che avrebbe pagato qualsiasi prezzo per ritornare a quei colloqui con l’Onnipotente. Credo che questo sia il desiderio nascosto di ogni ‘veggente’. Quando si fa una vera esperienza di Dio, non si può non sentirne anche una profonda nostalgia.

In questi anni di studio e di riflessione ho confrontato innumerevoli volte il suo racconto con la Parola di Dio rivelataci attraverso la Sacra Bibbia inerente questi argomenti e non ho mai trovato una dissonanza incolmabile.

Sappiamo che le conoscenze umane, sia dello scienziato che del credente, sono in continua evoluzione (cfr Lc 2,52). È quindi normale che lungo questo cammino si creino delle divergenze. Mi pare che l’esperienza di don Guido si inserisca in questo processo e non entri in vero contrasto con quella che oggi riteniamo Verità assoluta, sia religiosa che scientifica.

Le obiezioni principali potrebbero essere di natura teologica, ma i teologi da me consultati hanno sollevato argomentazioni e dubbi divergenti. Molti ostacoli che per alcuni erano insuperabili venivano sminuiti o quasi non considerati da altri.

Ho concluso pertanto che l’argomento dell’origine dell’uomo, in base alla Rivelazione Biblica, si presta ancora a troppe opinioni e interpretazioni.

E se in teologia molti sono i punti certi e solo alcuni da chiarire, nella scienza antropologica è esattamente l’opposto: i dati assolutamente certi sono pochissimi. Oserei dire che tutta la dialettica si è basata e continua a procedere sulla base di opinioni o presunzioni o ipotesi di alcuni che poi altri confutano e criticano apparentemente senza possibilità d’appello. Sappiamo che il progresso scientifico avviene proprio così e quindi la cosa non ci deve stupire. Comunque, allo stato attuale, nonostante molti recenti progressi, mi pare che questa branca della Scienza navighi ancora in mare aperto. Infatti, gli antropologi consultati sugli argomenti trattati da don Guido hanno sollevato le obiezioni più disparate e sempre diverse tra loro avvalorando così la mia ipotesi che ogni scienziato ha la sua personale opinione e che pertanto si è ancora lontanissimi dalla verità oggettiva sul fatto reale di come ha avuto origine l’uomo.

Perciò, anche scientificamente, la narrazione di don Guido non trova serie obiezioni. Quindi, l’approccio a quest’opera dovrebbe avvenire senza pregiudizi teologici e scientifici e dovrebbe farci ragionare come uomini razionali, spinti unicamente da un sincero desiderio di verità.

Ringrazio l’Onnipotente Padre che mi ha fatto fare questa conoscenza perché, grazie ad essa, ho approfondito molti aspetti del mio lavoro professionale di medico e ancor più l’infinita Misericordia di Dio e l’infinito Suo Amore per l’uomo.

Dr. Roberto Gava

Padova, 15 agosto 2003

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