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Catechesi e meditazioni di Padre Sandro sul peccato originale

Splendide catechesi e meditazioni di Padre Sandro sul peccato originale

Ad un ritiro per famiglie a FIRENZE, nel Novembre 2016 «Anche voi svegliate l’aurora, gente che anticipa la festa, che guarda l’orologio per dire che della notte resta poco e lo dice alla gente: Resta poco, resta poco… Questo è il servizio più grande»!
(Don Tonino Bello, Vescovo: L’attesa si fa danza)
1a MEDITAZIONE:
PREGARE CON LA BIBBIA (Genesi 1-6)
1.1 CHIAMATI AL PROGETTO – FELICITA’
Entriamo oggi in Avvento e l’immagine della Vergine che offre il Bambino a S. Maria Maddalena è un invito ad accogliere il Verbo di Dio umanatosi per divinizzarci nel modo di pensare, parlare,
agire ed essere. E’ una trasformazione che dura tutta la vita. Per prepararci ad accoglierla stiamo pregando con la Bibbia.
La Lettura e comprensione delle allegorie sul mistero della creazione e del peccato delle origini, e sul seguente mistero della Redenzione e della Vita eterna, sono il primo passo della nostra trasformazione. Come è nato l’Universo e l’Uomo? Perché il Male e la Morte se Dio è Amore? E dopo la morte?
Ma la lettura della Bibbia senza la Meditazione, non raggiungerà lo scopo che ha, quello di portarci alla Preghiera definita dialogo con Dio. La preghiera costante ci fa crescere nel modo di pensare, parlare, agire ed essere come fece crescere S. Maria Maddalena de’ Pazzi e il Venerabile P. Emanuele D’Alzon.
Dopo la lettura, meditazione e preghiera, per capire il Mistero di Dio e dell’Uomo occorre vivere l’esperienza di Dio, in una vita che sia Luce d’Amore. Lì comprendiamo e ci trasformiamo.
Chi desidera può dividere in 3 momenti diversi la preghiera con la Bibbia, o in un altro modo a sua scelta:
1° la lettura e comprensione del testo.
2° la meditazione e preghiera su ciò che nel testo ci colpisce.
3° la riflessione sulla propria vita alla luce della meditazione.
Occorre però avere una grande motivazione per vivere ogni giorno questi momenti di incontro ed esperienza di Dio.
Vivere per l’Uomo è un Mistero: la Vita ci sconfina dalle mani.
Non abbiamo chiesto di venire al mondo, è Dio che ci ha voluto qui SU QUESTA SPLENDIDA TERRA per una SCOPO incredibile:
Vivere FELICI per sempre con il nostro Signore e Creatore, dopo aver vissuto il periodo di prova della nostra fedeltà a Lui.

Visto che gli Angeli non furono tutti fedeli, anche l’Uomo fu messo sulla terra per provare a se stesso che poteva essere felice solo vivendo nella Luce d’Amor. Dopo il periodo di prova sulla terra la Famiglia Trinitaria avrebbe accolto in Cielo i Suoi figli per una vita eternamente felice, come avvenne per Enoch, Elia e la Vergine Maria.
La felicità eterna dei Suoi figli è l’unica volontà di Dio Padre.
Maria Maddalena ed E. d’Alzon la scelsero e furono fedeli alla scelta fatta, costi quel che costa essi vissero del Suo eterno Amore e realizzarono il progetto-felicità, che Egli realizza sempre insieme a noi, mai da solo.
1.2 L’INIZIO DELLA STORIA DI DIO CON NOI.
Sappiamo dalla Genesi Biblica di don Guido che tutto iniziò quando Dio creò i due gameti maschile e femminile nell’utero di una femmina unica della sua specie, con 47 cromosomi anziché 48 come le sue sorelle. Da questa incubatrice vivente e più umana delle sue sorelle animali, nacque il Capostipite dell’Umanità e l’ancestre gli fece da nutrice. Adham fu Principe della terra, collaboratore di Dio che gli fu Padre e Madre, sia dal punto di vista fisico che spirituale.
Quando Adham fu sui quindici anni, Dio creò nell’utero della femmina incubatrice, (Eva, la madre di tutti i viventi), il gamete femminile, che unì a quello di Adham mentre dormiva, e diede vita alla Principessa della terra. Dio le fu Madre dal punto di vista fisico e Padre nello spirito perché irradiò lo Spirito Santo nell’anima dei suoi due primi figli, con i Doni soprannaturali e naturali che la loro missione-felicità richiedeva.
L’Albero genealogico dei figli di Dio ha le sue radici in Dio, da Lui essi discendono; dall’ominide Eva derivano soltanto. Per l’uomo era impossibile generare con la specie preumana. I cromosomi, come i gancetti di una cerniera-lampo, possono combinarsi solo se sono appaiati o, al massimo, se da un lato ve n’è solo uno in più. Non c’era quindi alcuna possibilità di ibridazione perché la differenza di due cromosomi, 46 e 48 la impediva.
Fu Dio a crearci partendo da ciò che aveva già creato, quella  femmina unica di 47 cromosomi della specie animale.
Del resto la creazione di gameti maschili e femminili da parte di Dio, in genitori che non potevano essere tali per l’avanzata età, avvenne in tutta la storia della Salvezza all’interno del progetto di Dio, si pensi ad Abramo e Sara, Zaccaria ed Elisabetta, Gioacchino ed Anna e al concepimento di Gesù da parte di Maria Santissima, Vergine e Madre.
Nella coppia primogenita, la moltiplicazione del genere umano doveva avvenire secondo le istruzioni su come funzionava la vita sulla terra, perché essa potesse continuare eternamente in Cielo. Tutti gli esseri viventi diventati adulti dovevano generare secondo la propria specie, così gli uomini. «Dio benedisse l’Uomo e la Donna e disse loro: Siate fecondi e moltiplicatevi». (Genesi 1,28).
1.3 LA GRAZIA E LA NATURA.
Oggi le scoperte della biologia genetica aprono orizzonti nuovi sulla vita interiore o mistica (misteriosa) dell’uomo. Come Dio si è davvero umanato, così la vita spirituale dei suoi figli si incarna misticamente nei loro cromosomi e nel loro essere.
Il microscopio elettronico ingrandisce 200.000 volte una cellula del tessuto umano e ci mostra un micro – universo: in ogni cromosoma vediamo circa 4 milioni di geni, specie di microchip annidati su due spirali di fili sottilissimi, il DNA che presiede a tutte le nostre funzioni vitali! Ad es. in un’infezione i microchip addetti a risolverla danno l’ordine di elevare la temperatura corporea a difesa, e i medici curano secondo il caso.
Senza la febbre l’infezione sarebbe divenuta setticemia e avrebbe condotto alla morte.
Ogni persona ha una banca dati immensa, (detta memoria genetica) che risale alle origini e presiede alla vita psicofisica e spirituale. La psicosomatica lo conferma ogni giorno ai medici.
Non è una metafora dire che Adham fu creato come il Tempio visibile del Dio invisibile, come Gesù, volto visibile del Padre.
Ma l’Uomo deturpò quell’immagine diventando animale.
Gesù l’ha reso di nuovo figlio di Dio e il P. Emanuele d’Alzon esprime questa antica verità del Padri della Chiesa.
«L’amore per il Signore è una caratteristica fondamentale della nostra Congregazione. Non conosco nulla di più proficuo che meditare su tutto ciò che Gesù ha fatto per noi.
La vita di Gesù Cristo è il libro vivente della nostra regola di vita quotidiana in quanto figli di Dio.
Dio Figlio, chiede a Maria di prendere corpo in lei e, attraverso lei, di apparire nel mondo. E’ l’incarnazione storica del Verbo.
Lo stesso prodigio è per me. Gesù Cristo vuole formarsi nella mia anima. E’ l’incarnazione mistica del Verbo. «Dove può nascere il Cristo nel senso più elevato, se non nel tuo cuore, nel tuo petto», dice S. Ambrogio.
Qui sta tutta la perfezione della vita interiore: Gesù Cristo vuol essere messo al mondo attraverso me, ossia annunciato attraverso le mie azioni e le mie parole d’Amore. Poiché nasce in me, mi spinge a rinascere a tutto l’ordine soprannaturale.
Ascolto san Leone: «I fedeli nascono insieme a lui in questa festa della Natività. Per ogni uomo, l’acqua del battesimo è simile al seno della Vergine; il fonte è riempito dello stesso Spirito che riempì la Vergine; Come uomo rinnovato, divento figlio di Dio poiché ho Gesù Cristo in me, io rinasco da Dio».
Questa mia rinascita dalla vita di animale ragionevole alla vita di figlio di Dio, è in vista della terza incarnazione di Cristo al di là della storia, quella metastorica, quando si manifesterà a giudicare i
vivi e i morti, fisicamente e spiritualmente parlando.
L’evangelista Giovanni esprime questa stupenda verità nel suo Vangelo. (Gv 1,12-13.16-17) «A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati rigenerati.
E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.
Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo».
1a CATECHESI: IL PECCATO DELLE ORIGINI.
I Doni di Dio non sono mai imposti, essi vanno accolti e sviluppati, sia all’inizio della storia di Dio con Adham che al suo re-inizio con il Nuovo Adamo Gesù Cristo.
Dio crea continuamente con noi la nostra crescita. Non agisce mai da solo nella nostra storia. Per questo nel meraviglioso universo della memoria genetica Egli ha messo la Libertà di scegliere la crescita, o di incatenarci agli idoli del Potere, Avere e Piacere ossessivo degradandoci come animali intelligenti, sia psico – fisicamente che spiritualmente.
Dante nel canto XXVI° dell’Inferno dedicato a Ulisse, gli fa narrare il viaggio dell’Odissea e gli fa dire: «Considerate la vostra semenza: fatti non foste a vivere come bruti, ma per seguire virtute e conoscenza». (Inf. XXVI, 118).)
Allegoricamente, la Libertà è posta nella stanza della nostra anima nella quale nemmeno Dio entra.
Ne siamo i soli gestori, ma anche i soli responsabili davanti a Lui e agli uomini.
Nei recenti studi di genetica sembra emergere la convinzione che la libertà dell’uomo sia condizionata dalla cultura che giunge a spegnere, e/o ad attivare, i geni che meglio servono alla sete di dominare le masse da parte dell’uomo.
La filosofia e psicologia conoscevano il nesso corpo-psiche e società, oggi la genetica lo dimostra.
Se ad es. aderiamo acriticamente ad una cultura che mitizza l’aggressività, si spengono i geni che portano “istintivamente” alla giustizia e alla fraternità, e quelli violenti ereditati e amplificati dall’Avversario creano le più feroci dittature.
Ma è vero anche l’opposto.
Il lupo interiore che c’è nei cromosomi di ogni discendente di Caino, se addomesticato diventa una security personale e sociale, se scatenato una belva distruttrice.
La cultura della fraternità insita in ogni memoria genetica insieme a quella della giustizia intesa come il bene di tutti, se diventassero patrimonio culturale mondiale, trasformerebbero la città dell’uomo in città di Dio e la famiglia umana in famiglia luminosa, per la Luce d’Amore che la abiterebbe.
Nella crisi mondiale odierna siamo giunti al bivio di una scelta culturale, (pensieri, parole e azioni) sia personale che sociale.
Senza il ritorno a Dio e alla Coscienza dell’Uomo, la Barbarie è alle porte disse San Giovanni Paolo II, in uno dei suoi discorsi fatti ogni 1° gennaio al corpo diplomatico del mondo.
La Coscienza non è quella morale, ma è il luogo d’incontro dell’intelligenza con lo spirito e l’anima.
Essa va formata.
Oggi la Coscienza è inquinata in modo ereditario nei nostri microchip cromosomici e l’inquinamento è ampliato dal cosìddetto pensiero debole o liquido. Caratteristica principale dei liquidi è la loro capacità di trasformarsi in base al contenitore occupato, un pensiero mutevole secondo i casi è debole.
Per spiegare l’inquinamento della coscienza, la Bibbia usa le allegorie dell’albero della conoscenza
del Bene e del Male, del frutto proibito offerto da Eva, del serpente, del mangiare il frutto.
Ma cos’è il frutto proibito? Chi è il serpente? Che fecero Adamo ed Eva per causare la catastrofe storica detta “peccato delle origini”?
La tesi di Don Guido nell’o. c. stupisce e sconcerta, ma è di una logica sorprendente, anche se per ora la prendiamo come allegoria in attesa di autorevoli interventi su di essa.
Quando i due figli di Dio, Adham di circa 30 anni e la Donna di circa 15 anni si unirono nell’Amore,
generarono Abele, il primogenito figlio di Dio, che irradiò la vita divina in lui.
Ma, secondo l’o. c. Adham prima di Abele avrebbe generato senza Dio Caino, quando la Donna aveva circa due anni.
Caino fu figlio di Adham e di Eva, l’Incubatrice preominide.
La tradizione orale ebraica, la Bereshit Rabbà, parla delle due mogli di Adham: Lilith (Eva) che generò mostri e diavoli, mentre l’altra (la Donna) generò Uomini.
Adham volle ignorare la legge genetica data da Dio agli esseri viventi: Generare secondo la propria specie.
In Genesi 1,11ss Dio la ripete ben 10 volte! Significa che solo Dio può Creare, è Lui il Signore della Vita!
I viventi procreano con Lui e con la propria specie.
Adham era “divino” perché figlio di Dio, e grazie al Dono dello Spirito Santo aveva ricevuto in dono le virtù divine.
Pur essendo immerso in questa sublime realtà spirituale, egli entrò in un conflitto interiore descritto dalla Bibbia:
«Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse. Il Signore Dio diede questo comando all’uomo: “Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, nel giorno in cui tu ne mangerai, certamente dovrai morire». (Genesi 2,15-17).
«Ma il serpente disse alla donna: “Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male» (Genesi 3,4-5)
Nella Bibbia i verbi conoscere e mangiare indicano i rapporti generativi. Adham conobbe Eva e mangiò il frutto proibito dell’albero selvatico. (La preumana della specie antropoide).
Eva fu albero della conoscenza del Bene per Adham, quando con lei e con Dio egli collaborò alla creazione della Bambina.
Eva fu albero della conoscenza del Male per Adham, quando egli pensò di poter creare senza Dio per diventare come Lui, creatore e padrone della terra, secondo il suggerimento del suo demone
interiore: L’amor proprio.
L’aspetto di Eva non era attraente, era senza il pelo nero delle sue sorelle, ma aveva gambe corte e braccia lunghissime, alta meno della metà di Adham, occhi dallo sguardo umano, denti canini sporgenti, palato piatto con incapacità di parlare, fronte bassa, inizio di naso, orecchie come quelle dei cani setter.
Don Guido descrive la scena di Eva che si avvicinò ad Adham desiderosa dell’unione nel periodo fecondo, ancheggiando e con i denti canini visibili era simile a un serpente “il più astuto di tutti gli
animali selvatici che Dio aveva fatto” (Genesi 3,1).
Era infatti più intelligente delle sue sorelle.
La molla della trasgressione fu per Adham il pensiero di avere dei figli da quella femmina che si era mostrata buona fattrice ed aveva partorito lui e la Bambina. Non poteva sapere che Eva aveva avuto da Dio i cromosomi dei figli di Dio, pensava che il suo seme bastasse come il seme degli alberi.
Eva agì involontariamente e fu ‘lenza’ (il filo con l’amo) che catturò Adham a causa del desiderio di competere con Dio e soppiantarlo sulla terra.
Quando egli vide che il “suo primogenito” Caino era simile agli ominidi, gli si aprirono gli occhi come disse l’Avversario, capì, ma non si pentì.
Scrive l’anziano parroco di montagna: «Se il Capostipite non avesse generato dalla femmina ancestre essa non avrebbe portato con i suoi cromosomi lo squilibrio nella specie umana ibrida. Invece
l’istinto bestiale entrato nel patrimonio genetico dell’umanità, sarà il genio malefico dell’animo umano.
Il Giovane non poteva conoscere la genetica. Le due catene di DNA si unirono con i cromosomi di quell’esemplare unico, il “capo di ponte” che doveva restare ponte a senso unico: dalla specie preumana a quella umana con l’intervento diretto di Dio.
Il Giovane disobbedì. Si credeva un dio in Terra e volle fare come Dio, non sapendo che, troncato il cordone ombelicale che univa la Bambina alla madre preumana, Dio aveva terminato il Suo
programma d’intervento creativo diretto, essendo stato raggiunto il finalismo della creazione della specie umana.
Il primo Uomo creò un “ponte” fra le due specie aprendo la via all’involuzione della specie umana dalla quale tuttora non siamo completamente risorti.
Adamo non sapeva che i figli ereditano i caratteri non solo del padre ma anche della madre in uguali proporzioni.
La sua ignoranza non giustifica il peccato di disubbidienza, di presunzione, di incesto bestiale.
Caino, frutto di questo rapporto vietato, sarà in tutto simile ai figli delle sorelle di Eva perché erediterà dalla madre i caratteri fisici della specie degli ancestri. Sarà di pelo nero, con un cranio largo e basso ecc…
Ma erediterà dal padre i caratteri psichici e intellettivi nella misura in cui sarà capace».
Adham vide, capì cosa aveva fatto, ma invece di tornare a Dio peggiorò nella vita interiore per anni, tanto che quando sposò la Donna giunta all’età del matrimonio, era ormai un padre-padrone.
Il peccato mortale aveva devastato la sua anima e i Doni ricevuti.
Un detto afferma: La corruzione dell’uomo ottimo è pessima.
Nella scena della famiglia, descritta nell’o. c. Abele, Caino e la Donna piegavano il ginocchio mentre portavano il cibo al padre seduto, come se fosse un “Dio”!
Era affezionato alla famiglia, ma senza la Luce d’Amore ormai spenta in lui. Ogni peccato mortale che ci stacca dal Padre ci toglie il Sole Dio e ci precipita nella Tenebra dell’io.
Adham fu il solo responsabile del peccato delle origini. Eva è innocente perché seguì il suo istinto nel periodo della fertilità.
Lo dice bene S. Paolo in Romani 5,12: «A causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte», come disse Dio ad Adham.
Morte spirituale del Principe della terra, e di tutti coloro che seguiranno l’amor proprio.
Morte fisica di Abele per mano del disgraziato Caino. Quando Adham si trovò davanti il suo bambino Abele di pochi anni massacrato da Caino adolescente, incanutì come un vecchio dal dolore! Esplose la ribellione, la sfida contro Dio.
Alzando il pugno con il seme dell’uomo e guardando in alto il sole che tramontava, lanciò il suo urlo di rabbia, come dicendo a Dio: «Perché non lo hai custodito? Era Figlio legittimo. Non vuoi che sopravviviamo? Ebbene, non ne avrò più.
Era un uomo disperato che sembrava prendersela con Dio perché non aveva impedito il delitto».
(O. c. pagina 314)
Nel manoscritto Rivelazioni e Intelligenze, Maria Maddalena chiese al Verbo di Dio se lo Spirito Santo può infondersi in tutti. «Ma lo sai o figlia del Padre cos’è che priva di me e del mio Spirito?
Il perverso amor proprio che mi è tanto odioso.
Il mondo annega nell’amor proprio. Uno con l’intelletto, un altro con la memoria, altri con la volontà, altri ancora con tutta l’essenza dell’anima, essi vanno immergendosi nel perverso amor proprio da me riprovato. Guai, mille volte guai all’anima che vive tranquilla con questo amor proprio, soprattutto quando è nell’intimo, perché è meno appariscente e fa molto più danno di quando è nell’esterno.
“O Verbo, vedo le anima imbrattate da questo amor proprio… Agisce nell’anima come un piccolo
verme che col suo rodere sottile e continuo ne consuma le radici…Ma chi sarà così forte da togliere la puzza e la lordura dalle anime? …
Lo farà lo Spirito, con la sua discesa purificherà i cuori delle creature, che esalteranno il Verbo che abbassarono con l’amor proprio e facendo la volontà del demonio che è il contrario del Verbo.
O Buon Dio, lo si chiama amore ma è un odio perverso! Il tuo Spirito lo toglierà. Innalzerà la potenza del suo consacrato».

2a CATECHESI: L’ESTINZIONE DEI FIGLI DI DIO.
La catastrofe dell’amor proprio di Adham si amplificò. «Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero loro delle figlie; i figli di Dio videro che le figlie degli uomini
erano piacevoli e ne presero per mogli a loro scelta quante ne vollero». (Genesi 6,1-2) Perché lo fecero se non erano belle come quelle della loro specie?
Per la ragione che guidò l’Adham di sempre: Essere il padrone assoluto del mondo senza Dio né Legge, con schiavi da sfruttare per godersi la vita nel piacere ossessivo di tutto ciò che esiste e dicendo: E’ mio! Follia lucida.
In Genesi 4,23-24 ci sono i primi sintomi di tale follia: «Lamec disse alle mogli: «Ada e Silla, ascoltate la mia voce; mogli di Lamec, porgete l’orecchio al mio dire. Ho ucciso un uomo per una mia scalfittura e un ragazzo per un mio livido.
Sette volte sarà vendicato Caino, ma Lamec settantasette».
In seguito Dio tolse lo Spirito agli uomini perché erano diventati dei Bruti incapaci di guidare gli istinti e dediti solo al male.
«Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni intimo intento del loro cuore non era altro che male, sempre. E il Signore si pentì di aver fatto l’uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo.
Il Signore disse: “Il mio Spirito non resterà nell’uomo perché egli è carne» (E’ solo terreno, come gli animali). (Gen 6,3 ss).
Fu una catastrofe inimmaginabile che 50 milioni di anni dopo non è ancora riparata completamente, come vediamo oggi.
Non fu trasmesso il peccato, ma le conseguenze degeneranti.
L’Uomo non era più della stirpe di Dio, ma della stirpe degli animali intelligenti, detti uomini, fino a essere come le belve ed a superarle in malvagità.
L’uomo anziché fratello, divenne lupo per l’uomo, con la legge:
“Mors tua vita mea”, la tua morte è la mia vita.
La degenerazione progressiva dell’umanità a causa della ibridazione con gli ancestri fu inevitabile, perché il gruppo più numeroso fagocita l’altro, e avrebbe portato all’estinzione dei figli di Dio, con un abbrutimento progressivo dei figli degli uomini fino a confondersi con le belve.
In un sogno, don Guido vide l’evoluzione dei figli dell’uomo, e dei figli di Dio, sempre più rari.
«Sognai di essere arrivato ad un cortile dove si muovevano alcuni esseri neri e pelosi, a statura eretta e con gambe corte.
Seduta su un ceppo una madre allattava il suo piccolo, anch’esso nero e peloso.
Più oltre, alcuni maschi in piedi, di statura differente tra loro smistavano delle stanghe e dei rami
d’albero pieni di foglie facendone due cataste vicine addossate ad un muro.
Vidi arrivare alla mia destra uno di quegli esseri pelosi.
Era più alto dei suoi simili.
Si fermò a due passi davanti a me e, voltandomi la schiena, cominciò a tagliare l’estremità di un paletto che teneva verticale sopra un ceppo.
L’arma usata era un grosso coltello nero la cui lama di pietra tagliente era saldata ad un lungo manico verde robusto. Squadrava la punta del paletto da tre lati, tagliandone di volta in volta una sottile scheggia e presentandolo sulla tacca di una stanga che giaceva davanti a me. Pareva stesse ginocchioni, invece aveva le gambe assai corte.
Quando vidi che riuscì a far combaciare bene le parti lavorate, meravigliato della precisione dei suoi colpi, esclamai:
“Industrioso questo animale! Ed anche gli altri!”
Quell’animale industrioso si girò e mi guardò con quegli occhi quasi nascosti dalle sopracciglia basse. Mi osservò tre volte da capo a piedi, mentre io facevo lo stesso nei suoi riguardi.
Aveva la testa schiacciata, fronte bassa, un principio di naso che copriva solo in parte le fosse nasali, la bocca larga fino agli orecchi e questi, molto grandi, sorpassavano di 5 o 6 centimetri l’altezza del cranio. Mi giunsero all’orecchio queste parole:
“TUTTI SIAMO ANIMALI”.
L’animale che aveva parlato intendeva anche me. Anzi, tutti noi. Intanto, dopo avermi squadrato, si era rivolto nuovamente al suo lavoro. Si curvava poco su quel ceppo così basso, perché aveva gli
avambracci lunghi e le gambe corte.
Apparve in cima al cortile, a 8 metri di fronte a me, un Gigante nudo e roseo. Si avvicina e controlla il lavoro del gruppo che armeggiava con delle stanghe; assisteva e consigliava quegli operai. Era il Padrone.
M’intrattenni a parlare con quest’Uomo, grande e rosso di  carnagione, quando soggiunsi: “Quello ha uno sguardo intelligente”.
L’animale di prima fece un cenno affermativo col capo. “Mi ha capito” replicai. “EH SÌ” rispose quell’essere peloso.
“Quell’essere peloso parla come un uomo!” dissi al Gigante.
“SONO UOMO”, mi disse l’essere peloso che stava ritagliando un altro paletto. E l’altra Voce, quella del Gigante, disse:
“SONO UOMINI, e in sordina:
“FIGLI DELL’UOMO”.
Erano i discendenti di Caino, i primi ibridi, e il Padrone li istruiva e li sorvegliava. Con queste parole il ‘sogno’ finì».
Don Guido impiegò alcuni anni per capire e scrisse:
«Questa piccola comunità aveva caratteri più umanizzati rispetto alla prima famiglia degli ancestri, come ad esempio:
a) ‘un inizio di naso’ che copriva parzialmente le fosse nasali, ed ‘orecchie meno lunghe’,
b) una certa ‘armonia e coordinamento nei movimenti’,
c) una ‘maggior intelligenza’,
d) una ‘statura non omogenea’ ma differenziata tra i maschi adulti e mediamente ‘più alta’,
e) soprattutto l’uso della ‘parola’.
Da queste considerazioni dedussi che erano passate molte generazioni e che quel Gigante era un discendente puro di Set, che aveva sostituito Abele nella coppia primitiva». (O. c. Pag 319-322)
L’ “uomo, animale ragionevole” è discendente di Adamo tramite il ramo di Caino, cioè “ibrido”.
Dopo l’estinzione dei figli di Dio, il Padre non si perse d’animo e operò il recupero dell’estinta stirpe.  Così scrive l’o.c. «La specie umana era destinata al totale abbrutimento se il Creatore non fosse intervenuto ad eliminare gli individui irrecuperabili e non avesse guidato la ri-evoluzione di quei pochi che erano meno contaminati dalle tare ancestrali.
Solo in questo caso si può parlare di ‘ri-evoluzione guidata’.
L’ipotesi sostenuta nel ‘700 da Leclerc era dunque esatta.

Egli credeva alla Bibbia che dichiara l’Uomo fatto “molto bene” da Dio e non allo stato di bestia in via di evoluzione.
Per lui l’umanità fu corrotta fin dalla prima generazione a causa dell’ibridazione fra le due specie mediante il “trait d’union” o “capo di ponte”.
Leclerc ebbe una profonda intuizione». (O. c. pag 270-273).
Al momento opportuno il Padre inviava “figli di Dio” in mezzo ai “figli dell’uomo” per aiutarli a risalire la china.
Inviò Noè, «Uomo giusto e integro tra i suoi contemporanei, che camminava con Dio. Egli Generò Sem, Cam e Jafet.
Ma la terra era corrotta davanti a Dio, perché ogni uomo aveva pervertito la sua condotta sulla terra». (Genesi 6,9-12)
Passarono milioni di anni e attorno all’anno 2000 avanti Cristo l’intervento di Dio si fece pressante, Egli si scelse un popolo con i Patriarchi Abramo, Isacco, Giacobbe.
Nel 1300 a. C. Dio inviò Mosè e diede al popolo scelto le dieci Leggi della Vita dei figli di Dio, i dieci sentieri dell’Amore.
Nel 1200 diede al popolo i Giudici che facevano applicare la Legge di Dio.
Inviò i Profeti per richiamare il popolo ad una vita di figli di Dio.
Attorno all’anno 1000 a. C. diede anche un Re e una Città simbolo: Davide e Gerusalemme, città di Dio.
Nella lunga storia dell’Uomo, l’intervento di Dio fu guidato dalla pazienza dell’Amore, e avvenne insieme a degli uomini che Egli scelse per aiutare gli altri a crescere.
OMELIA: ANDARE INCONTRO A DIO CHE VIENE IL CAMMINO DI DIO VERSO L’UOMO E DELL’UOMO VERSO DIO
Nella pienezza dei tempi, ossia con le condizioni umane e sociali favorevoli al progetto di Dio, il Verbo di Dio umanato fu il nuovo Adamo e Maria Vergine la nuova Donna.
Da loro ripartì la stirpe estinta dei figli di Dio.
Con Gesù, Dio venne incontro all’uomo e lo mosse col suo Amore ad andargli incontro.
Egli è Dio che cammina nella vita dei figli, mano nella mano.
Gesù dichiarò più volte di essere “Figlio dell’Uomo” per dirci che voleva condividere con noi le sofferenze di questo stato di degradazione umana, in quanto animali ragionevoli che avevano perso la figliolanza divina a livello psicofisico e spirituale.
Ma si proclamò “Figlio di Dio” con la sua morte e risurrezione e ci riscattò, rifacendoci figli di Dio col Dono dello Spirito Santo, l’Agente segreto di Dio.
Rimasero nei cromosomi le conseguenze del peccato delle origini e di quelli di tutta la storia umana, a nostro perenne ammonimento.
Ma l’esercito dei Santi del Cielo e della terra ci dice che valeva e vale proprio la pena di camminare nel recupero della santità originale nella quale siamo stati creati.

CAMMINARE SUI SENTIERI DELL’ASCESA SPIRITUALE (ISAIA 2,1-5)
Camminare nella vita con Dio, andargli incontro perché viene, è il Progetto di Dio per noi uomini del terzo millennio.
Isaia ripete oggi due volte l’invito a salire il monte…
E’ un invito all’ascesi spirituale.
«Verranno molti popoli e diranno: “Venite, saliamo sul monte del Signore, al tempio del Dio di Giacobbe, perché ci insegni le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri”…».
Oggi l’homo viator che viaggia nella vita, dove va? Senza una risposta alla domanda la vita è insensata.
Gesù si definì la “Via” verso la “Patria”, ossia verso la terra del Padre. I primi cristiani erano detti: quelli della via nuova.
Camminare nella vita è un’esperienza umana bellissima. Lo dice il bambino ai primi passi andando verso il mondo con le braccia aperte e sorridendo alla persona amata, che sorride a sua volta per accoglierlo mentre si getta tra le sue braccia.
E’ l’allegoria della storia di ogni uomo su questa terra.
Camminare nella vita è un’esperienza spirituale di tenerezza e fedeltà di Dio, di tenerezza e infedeltà dell’uomo.
Dio disse ad Abramo: Esci da dove sei per raggiungere la terra sconosciuta della promessa.
E’ allegorico: Esci dal tuo stato di paganesimo ed entra nella terra della figliolanza con Dio.
Ed a Mosè: Va e libera il Popolo per riportarlo nella terra della felicità, la terra nuova creata da Dio.
Nessuno dei due sapeva cosa lo aspettava, ma partirono verso il desiderio del loro cuore, fidandosi di Dio.
Il credente conosce le fatiche e le gioie di un cammino verso il “non so”; conosce la paura dell’ostacolo da attraversare, ma si appoggia con fiducia su Dio, e va!
La fede è appoggiarsi a Dio con fiducia e non è riservata a giorni speciali, è per i giorni feriali e festivi.
Ci appoggiamo perché riconosciamo di essere deboli.
Quando l’uomo pensa che Dio ha inventato l’uomo debole, e che lui non ne ha bisogno perché è forte, è vittima dell’amor proprio, dell’egocentrismo – egoismo, come Adham.
Non voler vedere i propri limiti e cercare con orgoglio l’illusione del nostro Capostipite, è catastrofico per tutti.
L’umiltà è fondamento di ogni virtù e conoscenza.

CAMMINARE NELL’ATTESA DEL SIGNORE (Matteo 24,37-44)
Scopo del cammino di vita è il passaggio dal figlio dell’uomo bellicoso e orgoglioso al figlio di Dio operatore di pace.
«Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra. Casa di Giacobbe
venite, camminiamo nella luce del Signore».
Sì, è nella vera Verità che vediamo la Luce d’Amore di Dio, ossia la vera Giustizia: il Bene di tutti.
In questa 3a guerra mondiale combattuta a mosaico, cosa può metterci in cammino verso la Giustizia di Dio, se non una Buona notizia per le nostre attese?
Scrive S. Matteo:
«Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. (La sua manifestazione al mondo). Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano, bevevano, prendevano
moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo». (Mt 24,37-44)
Quale dolce ed entusiasmante notizia: Dio viene tra di noi, si fa uno di noi, pover’uomo come noi in tutto, fuorché nel peccato, per rifarci figli di Dio. Ma, se come al tempo di Noè, il lavorare, bere,
mangiare, sposarsi, occupa talmente la vita che vediamo solo noi stessi, non ci accorgeremo di nulla.
Noè, uomo giusto e aperto alla visita di Dio, vegliò, attento, ed ebbe salva la vita sua e dei discendenti.
Egli lavorò, mangiò, bevve e si sposò non per se stesso, ma per collaborare con Dio al compimento della creazione.
Gesù cerca persone intelligenti come Noè, che leggano dentro la loro storia per riconoscere le orme della presenza di Dio.
Si tratta di «vegliare», «considerare», «stare pronti».
Vegliare su di noi ed essere pronti con la stanza superiore dell’anima come il Cenacolo, che il giovedì santo i discepoli prepararono pulendo e mettendo i fiori freschi di un Amore divino irradiato dal Padre nei cuori dei veri figli.
Continua l’evangelista Matteo parlando della manifestazione di Cristo nel mondo:
«Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata».
Nei campi o al mulino gli uomini fanno lo stesso lavoro.
Tuttavia si dividono tra chi è preso col Signore e chi è lasciato a se stesso.
Determinante in questo destino non è il “fare”, ma il “come” operiamo: se per Amore aspettando Dio e vegliando su noi stessi, o se per puro interesse personale.
«Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si
lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate,
viene il Figlio dell’uomo».
Il Signore che viene a Natale ci dona la possibilità di crescere nell’uomo interiore, come veri figli di Dio e fratelli.
Viene a dirci la grande dignità che ci dà con la sua Redenzione. Viene e ci rifà Principi e Principesse del Re e Padre nostro, Suoi collaboratori nella costruzione del Regno di Dio, dei Cieli e terra nuova per un’Umanità nuova.

Padre Sandro

FEDE e RAGIONE nel linguaggio dei cromosomi

E’ stato finalmente pubblicato, oggi 12 settembre, il libro “Fede e Ragione nel linguaggio dei cromosomi” (Autori Vari).

E’ disponibile sia nel formato cartaceo, che in quello eBook per le varie piattaforme.
Su Amazon, il formato eBook è già acquistabile.

I prezzi di copertina sono rispettivamente di 10 € pper la versiona cartacea, e di 2,99 € per quella digitale (eBook).

A breve sarà disponibile anche nelle librerie online, ed ordinabile in quelle fisiche, tradizionali.

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