Difesa di Don Guido Bortoluzzi scritta dalla giornalista R. R. Ghedina

Risposta all’articolo su don Guido Bortoluzzi di don Luigi Del Favero e di don Alex

Sono la giornalista Rosanna Raffaelli Ghedina (consacrata della Comunità Figli di Dio) e la ringrazio di darmi la possibilità di rispondere, nello spirito dovuto come conoscitrice dei fatti, in merito ai due articoli su don Guido Bortoluzzi (uno di d. Luigi Del Favero e l’altro di d. Alex) apparsi sul bollettino parrocchiale del 1 aprile scorso.
Come diceva Oriana Fallaci, ci sono momenti nella vita in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo, un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre.
Inoltre, sono sempre più convinta che ognuno di noi, a seconda delle proprie conoscenze, sensibilità e impegno nella vita, deve essere testimone e missionario come cristiano, nella via del vero Amore del Cristo. Infatti, la dottrina ci insegna che ogni battezzato è necessariamente un profeta. Parla e vive con la Parola di Dio.
Tutte e due le parti (chi crede e chi non crede alle rivelazioni avute da don Guido Bortoluzzi), sono a conoscenza, fra le varie cose, del fatto che don Guido Bortoluzzi era un fedele e umile sacerdote. Così mi disse il nostro Vescovo, Mons. Andrich, scelto da Dio per un difficile e impegnativo compito profetico. Di una premessa siamo tutti d’accordo, comunque: accettare la verità di una cosa dimostrata significa sapere che il suo contrario è falsità. Significa, ancora, fuggire le finzioni ed evitare gli errori, perché la verità non sopporta l’ambiguità.
L’accoglienza della rivelazione ricevuta da un sacerdote della diocesi di Belluno, don Guido Bortoluzzi, è un tasto dolente perché, all’epoca, in Diocesi, a don Guido è toccata la solita e perenne sorte piombata su tutti i profeti biblici e della storia della Chiesa: non è stato bene accolto. Anzi, è stato deriso, criticato, osteggiato e umiliato nell’onore e credibilità, ben sapendo, e Sua Eccellenza il nostro Vescovo lo sa, che è stato invece scelto e preferito da Gesù (come sempre ha fatto, forse proprio perché “piccolo, semplice e umile”), per il difficile e ingrato compito di profeta. La rivelazione, quindi, che con grande fatica, dolore e difficoltà, ha trasmesso alla Chiesa, non è stata accettata, e nemmeno considerata. C’è davvero da chiedersi se chi lo contestò e ignorò, e tuttora lo critica e ignora, abbia letto con onestà intellettuale i suoi scritti, o almeno li abbia letti senza prevenzione o altro, per interrompere i disegni di Dio! Quale responsabilità! Io, in nome di questa responsabilità, supplico con cuore umile e sincero di fermarsi a riflettere per non lasciare cadere, nel vuoto dell’inezia umana, la volontà di Dio. Modestamente, io non ho nessun titolo e merito, se non la conoscenza e coscienza di tutti i “segni” che don Guido, ancor ragazzo, in Seminario ha avuto, per cui oso e supplico tutti di leggere e pensare alle prerogative “divine” che questa creatura ha avuto da Dio.

Il primo segno divino è la visione avuta, quando ancora era bambino (nato il 1917 e morto nel 1991), dell’apparizione della Madonna di Fatima ai pastorelli e del miracolo del sole. Più tardi, proprio quando era in seminario, compagno di Albino Luciani, ebbe le prime predizioni sul suo futuro compito di profeta: nel 1922 San Giovanni Calabria, in visita in Seminario, profetizzò al rettore, di fronte a tutta la scolaresca, che il giovane Guido, da anziano, avrebbe dovuto “rivedere” e scrivere sulla Genesi biblica per chiarire i passi ancora oscuri. Sei anni dopo, al secondo anno di teologia, il carismatico boliviano p. Matteo Crawley gli predisse, davanti a tutti i chierici, che avrebbe ricevuto dal Signore rivelazioni importanti sui passi oscuri della Genesi. Lo stesso padre Crawley predisse al seminarista Albino Luciani, compagno di studi di Guido, che sarebbe salito ai più alti gradi della scala gerarchica della Chiesa, aggiungendo anche che, purtroppo, sarebbe durato poco. Durante il suo primo ruolo di parroco ebbe anche l’inspiegabile ma confortante visita, inaspettata, in bilocazione, della mistica tedesca Teresa Neumann, che in realtà non si è mai mossa dal suo letto di infermità e che gli annunciò che “il Signore aveva su di lui grandi progetti di Misericordia”, invitandolo a scrivere tutto, ma proprio tutto, rincuorandolo e rinforzandolo.
Altra grande prova: aveva previsto con 18 anni di anticipo la catastrofe del Vajont in tutti i suoi minimi particolari. Il fatto straordinario non era il primo né l’unico, per il semplice parroco di campagna. Questo successe nel 1945 quando era parroco a Casso. Sappiamo anche che si premurò di allertare sindaci e parroci dei paesi interessati, ma poiché la diga non esisteva ancora, fu difficile che qualcuno considerasse reale quel pericolo. Tutti i suoi tentativi per sensibilizzare il suo superiore andarono miseramente a vuoto e nessuno, per la verità, si degnò di volergli credere o tentare di approfondire. Nessuno, dico NESSUNO ha ricordato questo fatto, questa pagina di storia dimenticata, quando è stato commemorato dopo 50 anni il triste e nefasto evento di Longarone. Il buon don Guido non fu preso sul serio e le sue accorate lettere furono cestinate. Non basta, cominciò proprio allora una vera e propria denigrazione di questo semplice e santo parroco che fu ingiustamente coperto della fama di “visionario”. E tutt’ora così è giudicato da una buona schiera del suo ambiente. Mai furono considerate a suo credito le sue importanti note biografiche che potevano farlo considerare con più rispetto e credibile nel suo tormentato cammino profetico e che qui voglio ricordare, perché il Signore così ci dimostra di averlo scelto. Non gettiamo questi segni nel pattume…

Questo riassunto, per capire chi era don Guido e che forse è arrivata l’ora, dopo tanti anni di discrediti subiti ingiustamente da don Guido, di riabilitare la figura di don Guido Bortoluzzi, conoscendo la semplice verità. E la catastrofe del Vajont tragicamente ce l’ha ripetutamente ricordato ancora.
E’ proprio vero che nella storia, in tutte le epoche, si discreditano e si “ammazzano i profeti”, come ci ricorda Gesù nel suo Vangelo. Io ho deciso di scriverLe, signor Parroco, dopo aver letto oggi nel Vangelo queste parole di Gesù:
“Guai a voi, dottori della Legge, che avete portato via la chiave della conoscenza, voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare voi l’avete impedito”. (Luca 11, 47-54)
Ognuno di noi porta le proprie responsabilità per custodire e favorire la VIA, la VERITA’ e la VITA.
Non intendo penetrare nello specifico della rivelazione perché primo passo importante è difendere la lealtà e fedeltà della persona di don Guido, che a tutt’oggi si tenta di insabbiare e macchiare, tuttavia è di dovere anticipare solo che sono importanti i contenuti avuti da don Guido, come ha detto il santo don Calabria, per dare risposte conformi alla luce delle recenti conoscenze scientifiche della genetica a molte domande esistenziali prima insolute. Egli ha fatto chiarezza sul complesso problema delle origini e del peccato originale. Prendiamo ad esempio il perché della sofferenza, il perché delle malattie genetiche, il perché delle deviazioni del comportamento sessuale, il perché l’animo di un bambino possa essere cattivo. Ma c’è di più. Ha spiegato in termini semplici e chiari il dogma dell’Immacolata Concezione, l’aspetto guaritore dell’Eucarestia non solo in ambito spirituale, ma anche psicofisico come vera dialisi della nostra natura ibrida, perché da perfetta come è stata creata, il peccato originale l’ha resa come tutti possiamo constatare.
Tutte queste cose non potevano essere frutto di fantasia di un uomo che, fra l’altro, non aveva fantasia, ma era estremamente concreto, nemmeno se fosse stato intelligentissimo. Al contrario, proprio perché semplice, a volte quasi ingenuo, è la prova che quello che ha scritto non poteva essere frutto del suo sacco.
Si è detto che questa rivelazione è privata, ma in realtà tutte le rivelazioni sono private, e lo sono anche quelle dell’Antico Testamento. Lo sono infatti, perché sono state dettate nell’intimo. Semmai possono distinguersi in riconosciute o non riconosciute. Ma per iniziare il lungo percorso del riconoscimento della Chiesa bisogna pregare lo Spirito Santo, che illumini il Vescovo, che a me personalmente ha detto di stimare don Guido come sacerdote.
Pensiamo quale ricchezza sarebbe per la Chiesa poter argomentare il peccato originale, la correlazione e la necessità della Redenzione!
Non lasciare cadere tutti questi “segni”, questi suggerimenti – che in fondo Gesù ci suggerisce -, è lasciare da parte l’ignavia e collaborare nella vigna del Signore. Già il Concilio di Trento aveva riconosciuto la colpa di Adamo, e non di Adamo e della donna, riprendendo S. Paolo che lo afferma. Oggi la posizione della donna è estremamente provata nelle confessioni non cristiane. Sarebbe un gran punto di forza poter annunciare la sua estraneità al peccato d’origine, visto che è stata colpevolizzata per millenni senza appello.
Con grande sconcerto e amarezza notiamo che in Diocesi, dalla Curia Bellunese, proprio non si vuole rimediare e correggere la “sufficienza” ed estrema prudenza dimostrata nei riguardi di don Guido. Solo con la vera conoscenza dei fatti si può arrivare ad un atto di grande coraggio e chiedersi cosa si aspetta il Signore da me? E’ più importante obbedire agli uomini o a Dio?
Nessun profeta è stato ben accetto in patria sua, sono parole che Gesù ha dettato per sé e per chi si modella a Lui, i profeti appunto. È normale. La Diocesi di Belluno dove don Guido è nato ed ha avuto queste esperienze mistiche ha il compito di riflettere… Come non è dovuto al caso che Papa Luciani abbia fatto in tempo a testimoniare don Guido pronunciando quell’espressione che “Dio è Padre e Madre”, espressione che per entrambi aveva un significato d’intesa ben più grande, poiché per entrambi si era attuata la profezia di padre Matteo Crowly del lontano 1928. Era un messaggio.
Dice il Vangelo che se qualcuno commette un errore lo si deve indirizzare. Se poi lo ripete, va ripetuto l’ammonimento alla presenza di un testimone affinché non vi sia alcuna responsabilità da parte di chi voglia il bene di colui che è stato mancante. Orbene, facciamo tutti la nostra parte, con serenità, con animo libero, prima di arrivare all’incontro con il Signore, affinché non ci attribuisca colpe di omissione.

Sempre a sua disposizione, La saluto nella Luce del Signore,