Testimonianze – Riflessione – di padre Serafino Dal Pont

RIFLESSIONE

di padre Serafino Dal Pont

La rivelazione sulle lontanissime origini dell’Universo e su quella paterna e materna dell’Uomo, concessa alla provata vita di don Guido Bortoluzzi e contenuta in questo libro, è un esempio confortante della vicinanza del ‘Dio Vivo’ alla Sua creatura, all’uomo del nostro tempo, particolarmente bisognoso di chiarezze e di aiuto dopo l’abbandono in cui l’hanno lasciato una scienza contraddittoria e una fede debole e divisa.

Tante sono le pagine della Sacra Scrittura rimaste oscure e le imprecisioni introdotte nella loro interpretazione. Ecco perché il Signore è venuto incontro all’ansia pastorale di un vero e umile Sacerdote del nostro tempo che voleva comprendere a fondo il messaggio della Parola Divina.

I veri teologi sono i mistici e i Santi perché comunicano con il ‘Dio Vivo’ ed entrano in comunione con il soprannaturale, riponendo la loro fiducia non tanto in loro stessi bensì in Dio.

Chi avrà il dono e la libertà di spirito di aprirsi a questo nuovo favore divino, comprenderà finalmente la tragedia avvenuta all’inizio dell’umanità, tragedia che ci ha allontanati fin da subito sia dall’immagine che dalla somiglianza con Dio. E tutto questo, come la Scrittura ha sempre insegnato, per libera scelta, per diffidenza e ribellione del padre di tutti gli uomini verso Dio.

Il Lettore, dunque, comprenderà meglio la necessità dell’umanità intera di essere risanata alla radice dal Sangue puro versato dal Nuovo Adamo, il Cristo, per gli uomini di tutte le etnie e di tutte le fedi, sia sul piano fisico-emozionale-intellettivo che spirituale.

Pochi sanno che l’augurio fatto dagli Angeli a Betlemme alla nascita di Gesù è stata la “buona somiglianza all’Altissimo dentro gli uomini” affinché, attraverso quel Bambino, diventino nuovamente ‘perfetti’ come all’inizio fu creata l’umanità.

Solo allora Dio potrà essere veramente glorificato e la Terra troverà la propria pace.

Quanto sono felice che il Signore, Sovrano dei Cieli e della Terra, abbia scelto tra le nostre montagne natie un umile Sacerdote in un oscuro angolo di questo grande pianeta, per portare tanta luce e tanta gioia al mondo intero!

P. Serafino Dal Pont

missionario della Consolata

Londra, 12 settembre 2002,

festa ristabilita del ‘Nome di Maria’,

ultima e suprema Signora e ‘Madre di tutti i redenti’

Testimonianze – Alcune considerazioni – di Roberto Gava

alcune considerazioni

di Roberto Gava

Ho conosciuto personalmente don Guido e mi è rimasta impressa la sua serenità: una pace e una tranquillità interiore di chi si sente amato da Dio.

Ho parlato a lungo con lui della sua esperienza ed egli ha risposto alle mie domande mantenendo il sorriso e la serenità interiore. Non c’era spirito di critica o di condanna in lui verso coloro che non gli credevano, né orgoglio o superbia o senso di superiorità per le esperienze che aveva fatto. Era sereno, come un bimbo in braccio a sua madre … sì, perché Dio è veramente Padre e Madre e don Guido si sentiva in tutto e per tutto suo figlio. Non scorderò don Guido. Come potrei?

Ho riflettuto per più di dieci anni sulle visioni che lui mi ha riferito di aver ricevuto da Dio Padre e mi pare di vedere ancora la luce che sprizzava dai suoi occhi quando me ne parlava. Era una gioia interiore traboccante che non riusciva a contenere, ma che lasciava intravedere anche un po’ di nostalgia.

Quando me ne parlò, erano già passati circa 15 anni dalle ultime visioni. Intuii che avrebbe pagato qualsiasi prezzo per ritornare a quei colloqui con l’Onnipotente. Credo che questo sia il desiderio nascosto di ogni ‘veggente’. Quando si fa una vera esperienza di Dio, non si può non sentirne anche una profonda nostalgia.

In questi anni di studio e di riflessione ho confrontato innumerevoli volte il suo racconto con la Parola di Dio rivelataci attraverso la Sacra Bibbia inerente questi argomenti e non ho mai trovato una dissonanza incolmabile.

Sappiamo che le conoscenze umane, sia dello scienziato che del credente, sono in continua evoluzione (cfr Lc 2,52). È quindi normale che lungo questo cammino si creino delle divergenze. Mi pare che l’esperienza di don Guido si inserisca in questo processo e non entri in vero contrasto con quella che oggi riteniamo Verità assoluta, sia religiosa che scientifica.

Le obiezioni principali potrebbero essere di natura teologica, ma i teologi da me consultati hanno sollevato argomentazioni e dubbi divergenti. Molti ostacoli che per alcuni erano insuperabili venivano sminuiti o quasi non considerati da altri.

Ho concluso pertanto che l’argomento dell’origine dell’uomo, in base alla Rivelazione Biblica, si presta ancora a troppe opinioni e interpretazioni.

E se in teologia molti sono i punti certi e solo alcuni da chiarire, nella scienza antropologica è esattamente l’opposto: i dati assolutamente certi sono pochissimi. Oserei dire che tutta la dialettica si è basata e continua a procedere sulla base di opinioni o presunzioni o ipotesi di alcuni che poi altri confutano e criticano apparentemente senza possibilità d’appello. Sappiamo che il progresso scientifico avviene proprio così e quindi la cosa non ci deve stupire. Comunque, allo stato attuale, nonostante molti recenti progressi, mi pare che questa branca della Scienza navighi ancora in mare aperto. Infatti, gli antropologi consultati sugli argomenti trattati da don Guido hanno sollevato le obiezioni più disparate e sempre diverse tra loro avvalorando così la mia ipotesi che ogni scienziato ha la sua personale opinione e che pertanto si è ancora lontanissimi dalla verità oggettiva sul fatto reale di come ha avuto origine l’uomo.

Perciò, anche scientificamente, la narrazione di don Guido non trova serie obiezioni. Quindi, l’approccio a quest’opera dovrebbe avvenire senza pregiudizi teologici e scientifici e dovrebbe farci ragionare come uomini razionali, spinti unicamente da un sincero desiderio di verità.

Ringrazio l’Onnipotente Padre che mi ha fatto fare questa conoscenza perché, grazie ad essa, ho approfondito molti aspetti del mio lavoro professionale di medico e ancor più l’infinita Misericordia di Dio e l’infinito Suo Amore per l’uomo.

Dr. Roberto Gava

Padova, 15 agosto 2003

Testimonianze – Il mio ricordo di don Guido – di Renza Giacobbi

Il mio ricordo di don Guido

di Renza Giacobbi

Conobbi don Guido nel 1986, quando frequentavo la cappella della Casa del Clero di Belluno. Un giorno arrivò questo anziano Sacerdote di 79 anni, che mi stupì per il particolare trasporto e convincimento con il quale celebrava la S. Messa. Il suo sguardo e tutto il suo essere si concentravano con tanta immedesimazione in ciò che pronunciava e faceva, che ne rimasi colpita. Le sue omelie brevi, ispirate e mai lette, erano profondissime e nuove e quasi sempre terminavano con parole di ammirazione e di affettuosa devozione alla Vergine Maria.

Dopo qualche tempo don Guido mi avvicinò per chiedermi se avessi potuto aiutarlo a riordinare e a ricopiare un manoscritto che desiderava pubblicare, perché si trovava nell’impossibilità di farlo da se stesso poiché faticava a scrivere a causa di uno strappo ai legamenti della spalla destra avuto qualche mese prima. Fu così che cominciò a parlarmi del suo libro e ad accennarmi che il ‘peccato originale’ fu un peccato di ibridazione della specie pura dei ‘Figli di Dio’ creati perfetti, come dice la Bibbia, ma subito dopo corrotti dall’unione con la specie preumana dalla quale erano derivati.

Al sentir queste parole lo guardai trasecolata. Aveva uno sguardo d’innocenza e di sincerità per cui gli chiesi:

Come fa a dire queste cose? –

Mi rispose lanciando uno sguardo al cielo:

Chi me le ha dette non può sbagliare! –

A quel punto, scossa ma incuriosita da una risposta così sconvolgente, realizzai in pochi attimi che sarebbe stato sciocco un mio atteggiamento di chiusura ancor prima di conoscere i fatti. Potevo sempre riservarmi la libertà di vagliare e di ritirarmi in seguito. Così accondiscesi.

Nei cinque anni che seguirono, prima della sua morte, ebbi modo di trascorrere molte ore ad ascoltare e riascoltare il racconto delle sue straordinarie esperienze soprannaturali.

Parlava in modo semplice e senza retorica. Anche i concetti più profondi attraverso di lui diventavano facilmente comprensibili. Critico intelligente, sapeva cogliere l’essenziale di ogni questione e al tempo stesso mostrava una capacità analitica sorprendente. Provava interesse per tutto ciò che lo circondava, fosse la natura o l’animo umano. Aveva un acutissimo spirito d’osservazione: nella vita lo colpivano anche i dettagli più piccoli che ad altri passavano inosservati. Questo spiega le descrizioni così minuziose delle sue visioni.

Vedevo nei suoi occhi un’immensa pace, un perfetto equilibrio e molta umiltà di fronte alla grandezza del messaggio ricevuto. Diceva sempre:

Ma pensi, proprio a me… così meschino! –

Nelle sue parole mai ho colto un pizzico di autocompiacimento per esser stato scelto dal Signore per questo compito; provava piuttosto una grande meraviglia che Dio si fosse adeguato alla sua pochezza.

Allo stesso tempo avvertivo la sua sofferenza di non essere creduto e la dignitosa consapevolezza che la sua croce era già stata portata molto tempo prima anche da Gesù quando fu respinto, schernito e crocifisso dagli uomini del suo tempo.

Si sentiva solo, incompreso, ma mai infelice: la preghiera era per lui un rifugio autentico che lo rigenerava costantemente. Rimasi colpita dal suo modo convinto di pregare, dalla sua completa fiducia nella Misericordia di Dio. E quanta espressività, compostezza e confidenza in Dio in quelle preghiere! Molte di queste erano preghiere spontanee.

Aveva piena fiducia che il Signore, prima o poi, avrebbe provveduto Egli Stesso ad abbattere le barriere di diffidenza che sembravano insormontabili. Occorreva dare a tutti, con questa rivelazione, un’ulteriore prova dell’infinita Sua Misericordia spiegando all’uomo quali furono i veri pregiudizi che portarono tanta sofferenza sulla terra e a quale prezzo fu riscattato ciò che era andato irrimediabilmente perduto. Diceva don Guido che questa consapevolezza avrebbe stimolato molti a non sprecare la loro vita e a cercare la Parola di salvezza nella Sacra Scrittura.

Don Guido aveva conservato una spontaneità vivace negli atteggiamenti e uno spirito giovane dentro un corpo che ormai mostrava tutti i suoi anni.

Trattava con affabilità e gentilezza chiunque: benevolo verso le debolezze umane, stimolava le qualità migliori. Nella Confessione era esplicito e obiettivo nell’evidenziare le responsabilità. Allo stesso tempo, dimostrando la sua stima e la sua fiducia, comunicava la voglia di ricominciare. Non adulava ma rincuorava. Ripeteva senza stancarsi: “Pro posse, petere ut possis”, se ti senti incapace e vuoi riuscire a cambiare, chiedi aiuto a Dio.

Mi resta il ricordo del suo buon carattere e della sua rettitudine di uomo e di Sacerdote. La sua dote più evidente era proprio l’umiltà, quella vera, di sentirsi piccolo strumento nelle mani di Dio. Aveva l’innocenza di un bambino. Mai la più piccola bugia, mai, nemmeno per compiacenza, il più piccolo compromesso, mai il più piccolo orgoglio.

Ho tracciato qualche tratto della sua personalità affinché non sorga il dubbio in chi legge queste pagine che la sua penna sia stata presa dalla fantasia.

Forse perché sono stata una testimone costante dei suoi ultimi cinque anni, don Guido mi affidò tutti i suoi scritti perché li proteggessi e li pubblicassi. E poiché da don Guido ho ricevuto non solo molte spiegazioni ma anche tante parole di bontà, sento il desiderio di manifestargli la mia gratitudine adempiendo al mio impegno.